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Il caffè al cinema in 9 scene memorabili

Ci sono sequenze indimenticabili che hanno fatto dell’espresso una star del grande schermo. Al bancone del bar o sul terrazzo, in un clima rilassato o teso, per occasioni dolci o amare: tanti grandi registi hanno “servito” il caffè per creare atmosfere uniche e consegnare alla storia interpretazioni divenute immortali.

In queste 9 scene – tratte dalla più classica commedia italiana e dal miglior cinema d’autore americano – il caffè scandisce il tempo, i sentimenti, la tensione. Davanti alla tazzina si fanno teorie economiche, si pianificano rapine, si assaporano i piccoli piaceri del quotidiano o, al contrario, ci si ritrova faccia a faccia con lo spreco di una vita.

Questi fantasmi! (Eduardo De Filippo, 1954)

Pasquale, seduto sul balcone, chiacchiera con il dirimpettaio e gli spiega quanto poco serva per rendere felice un uomo: un caffè preparato con cura e sorseggiato “dopo quella mezz’oretta di sonno che uno s’è fatto dopo pranzo”. Un piccolo vizio che racchiude la poesia della vita.

La scena del film, ispirato dall’omonima commedia in tre atti scritta e interpretata per il teatro da Eduardo De Filippo, regala uno dei passaggi cinematografico-teatrali che meglio racconta il rituale napoletano del caffè.

La banda degli onesti (Camillo Mastrocinque, 1956)

Il gesto quotidiano del caffè al bancone del bar diventa la metafora con cui l’inarrivabile Totò descrive a Peppino De Filippo l’assolutismo della società capitalista contemporanea. Una scena indimenticabile, dalla comicità sempre attuale, entrata nel mito del cinema del Dopoguerra.

La sceneggiatura briosa, vivace e genuina de “La banda degli onesti”, nonostante i pareri contrastanti della critica, ha consacrato il sodalizio artistico di Totò e Peppino e, a più di 60 anni di distanza, diverte ancora.

Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994)

Una giovane coppia di sbandati decide di rapinare un tipico american cafè di Los Angeles. Il colpo è architettato sul momento, davanti a due tazze di bollente filtered coffee. Un ultimo sorso, un bacio pieno di complicità e via, fuori le pistole! Zucchino e Coniglietta, però, non hanno fatto i conti con l’imprevisto che puntualmente sconvolge i piani.

Grazie all’intrecciata regia e alla verve degli attori – John Travolta, Uma Thurman e Samuel L. Jackson – Pulp Fiction ha creato un genere e accompagnato Tarantino nell’Olimpo di Hollywood.

Vieni avanti cretino (Luciano Salce, 1982)

Come volete il caffè? Con un po’ di humour; anzi no: con utopia (ma solo un goccio). Freddo & corretto, bollente & dolcissimo, amarotanto amaro, allacqua di rose. Una coppia in crisi porta all’esasperazione il povero Pasquale (Lino Banfi), un cameriere già stressato dai modi sgarbati e autoritari del titolare del bar. “Il tempo di prendere un caffè e addio, addio per sempre”.

Classica pellicola della commedia italiana, che, senza una vera e propria trama ma con un susseguirsi di esilaranti sketch, omaggia la tradizione dell’avanspettacolo e del varietà anni Cinquanta.

Coffee & Cigarettes (Jim Jarmusch, 2003)

Un film a episodi composto da undici cortometraggi in bianco e nero, tenuti insieme da un unico filo conduttore: il piacere del connubio caffè & sigaretta. Gli interpreti – tra cui Roberto Benigni, Iggy Pop, Tom Waits, Steve Buscemi e Cate Blanchett – danno vita a dialoghi surreali, fulminanti e grotteschi, discutendo sui piccoli piaceri del quotidiano all’insegna del più squisito nonsense.

Un film d’autore diventato manifesto dei vizi che, inevitabilmente, appartengono alla natura umana. Nel video il primo episodio, “Strano conoscersi”.

Divorzio all’italiana (Pietro Germi, 1961)

Il barone siciliano Fefè Cefalù (Marcello Mastroianni) è ormai completamente disinteressato alla moglie Rosalia. Lei, al contrario, arde d’amore per lui. L’uomo decide di ricorrere al delitto d’onore per liberarsi della consorte e sposare la cugina Angela, di cui è invaghito. Il piano andrà in porto, ma con esiti assai amari.

La scena del caffè mattutino, in cui la devota Rosalia porge la tazzina al marito, ormai schivo e insofferente, è una delle più graffianti del film. Premio Oscar nel 1963 per la migliore sceneggiatura originale e capostipite della commedia italiana.

Cafè Express (Nanni Loy, 1980)

Diretto da Nanni Loy e interpretato da Nino Manfredi, il film racconta la vita amara di Michele, un disoccupato infermo costretto a “tirare avanti” vendendo abusivamente un improvvisato caffè (“una mistura che mette a repentaglio la vita dei passeggeri”) sui treni della tratta notturna Vallo della Lucania-Napoli.

In viaggio dovrà guardarsi da personaggi di ogni tipo: da un manipolo di ladruncoli che lo vorrebbe complice per borseggiare i passeggeri che tengono “il portafoglio più gonfio” ai controllori ferroviari, che lo braccano in continuazione.

C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)

Un interminabile minuto di silenzio, scandito soltanto dal tintinnio del cucchiaino che gira nella tazzina. Noodles osserva i compagni, e loro studiano lui, per capire quello che le parole non dicono. La regia di Leone raggiunge il suo apice in una sequenza memorabile, che fotografa la tensione, i dubbi e l’animo diviso del protagonista.

Una drammatica storia di malavita, amicizia, tradimento e sogni infranti; accolto tiepidamente dalla critica, col passare degli anni è stato rivalutato come uno dei film più belli di sempre.

Colazione da Tiffany (Blake Edwards, 1961)

New York, Fifth Avenue. Una giovane ed elegantissima ragazza scende dal taxi, alle prime luci dell’alba. Si ferma davanti alle vetrine di Tiffany & Co. con in mano una brioche e un bicchiere di caffè americano. Una veloce colazione prima di rientrare a casa, quando tutti dormono ancora.

Questa indimenticabile sequenza di apertura ha fatto di Audrey Hepburn un’icona del cinema. Non è un caso che caffetterie di tutto il mondo espongano immagini di Holly e di altre scene del film.

Foto di copertina da archivioimmaginicinema.com


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